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Focus

GRECIA. LA CRISI E I GIOVANI

"Si può ignorare la decisione di un governo, ma non la decisione di un popolo"
(Alexis Tsipras)

La vittoria del "no" in Grecia lo scorso 5 luglio è il risultato delle migliaia di giovani che hanno votato contro il piano proposto dai creditori internazionali per concedere nuovi aiuti ad Atene. Secondo le analisi dei dati, i giovani dai 18 ai 25 anni sono stati infatti gli artefici dell'esito referendario che ha raggiunto un clamoroso 70% contro il programma della Commissione Europea.
Solo il 37% degli elettori sopra i 55 anni avrebbe votato "no", mentre la distribuzione territoriale del voto rileva che il "no" ha vinto più in provincia che nella capitale, evidenziando una divisione per classi sociali. In altri termini, i quartieri-bene di Atene hanno votato a favore del piano CE mentre il "no" ha prevalso nei quartieri popolari e le forze sociali più aggredite dalle misure di austerità, come i giovani che, con un tasso di disoccupazione del 26,8%, sono però proiettati con forza e speranza verso un futuro migliore.
Nel loro immaginario collettivo ha avuto grosso peso anche la figura di Yanis Varoufakis, il ministro delle Finanze che si è dimesso nonostante la vittoria del no dando un forte segnale ai giovani che ha conquistato con una condotta spregiudicata nelle trattative a Bruxelles e con il Fondo monetario internazionale. Il suo gesto è stato celebrato su twitter dai suoi numerosissimi seguaci e sostenitori. Il "marxista occasionale" ed "economista per caso", come lo stesso Varoufakis si definisce sempre attraverso blog e social network, non è l'unico ad aver scelto l'immediatezza del sito di microblogging per comunicare la sua nuova posizione sulla crisi di Atene, in fermento dopo il rifiuto popolare delle misure di austerità chieste dalle istituzioni. Il social media hanno rappresentato e rappresentano in questo momento molto delicato per la Grecia un forte collante per la comunità soprattutto giovanile che in questo modo manifesta la sua partecipazione alla vita politica del Paese.
Se i giovani hanno votato per il cambiamento non avendo nulla da perdere, il "no" rappresenta invece un azzardo per le persone più anziane che vivono solo grazie alla pensione.
Sono due facce di una stessa medaglia, la disperazione di un paese dilaniato dalla crisi e da una povertà sempre in crescita che a detta dei giovani magari durerà per altri lunghissimi anni, ma almeno saranno loro a decidere del proprio futuro.
Non si è verificato il frazionamento del Paese in base alla provenienza geografica dei voti dal momento che il "no" ha vinto con la stessa percentuale in tutte le città e le isole. Si tendeva a pensare infatti che i centri di villeggiatura avrebbero votato in favore del si per timore di un tracollo del settore turistico mentre, spiegano gli analisti greci, la spaccatura è di carattere generazionale ed economico tanto che i dirigenti di Syriza dopo l'annuncio della vittoria del no da parte dei media hanno invitato i propri sostenitori ad andare in piazza non con la bandiera del partito, ma con quella della Grecia trattandosi della vittoria di tutto il popolo e non di una parte. Alla luce di questo forte risultato, il premier Alexis Tsipras vuole e chiede compattezza in vista di una battaglia che si preannuncia ancora lunga.

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