logo il social area2 area3

Focus

GAZA E ISRAELE: cronaca di un conflitto irrisolto

I corpi di tre studenti minorenni israeliani scomparsi lo scorso 12 giugno sono stati trovati dopo tre settimane in una fossa del villaggio di Halhul, nel nord di Hebron, bruciati subito dopo il sequestro.
Il grave crimine, mai rivendicato, è stato addebitato da Israele al movimento islamico Hamas radicato nella Striscia di Gaza e ha suscitato vasta eco nella Comunità Internazionale dagli USA all'Europa, dalla Gran Bretagna al Canada fino all'ONU e al Comitato Internazionale della Croce Rossa che hanno condannato giustamente l'orribile crimine.
Nei primi giorni di luglio un minorenne palestinese è stato sequestrato e bruciato vivo da tre giovani israeliani come ritorsione, scatenando gravi scontri in tutta la Cisgiordania, mentre da Gaza sono stati lanciati decine di razzi che hanno colpito Ashdod, Ashqelon e altre cittadine del sud di Israele.
L'operazione israeliana per la ricerca dei tre minorenni sequestrati e uccisi vicino a Hebron si è avvalsa dell'apparato di sicurezza dell'Autorità Nazionale Palestinese (ANP).
Per comprendere il vicino futuro occorre fare un passo indietro.
Sin dall'incarico nel gennaio 2005 Mahmoud Abbas (Abu Mazen), Presidente dell'ANP, pone la riforma delle forze di sicurezza come priorità assoluta approfittando della fine della seconda intifada in coincidenza della morte del Presidente Yasser Arafat l'11 novembre 2004 in un ospedale parigino.
L'obiettivo di Abbas è quello di lanciare alla Comunità internazionale (C.I.) un segnale di discontinuità rispetto al passato. La ristrutturazione dell'apparato di sicurezza prevede la crescente e fattiva cooperazione con Israele ed altri servizi regionali ed internazionali di intelligence. Viene escluso il personale ritenuto inaffidabile e si arruolano nelle nuove forze di sicurezza dell'ANP quanti ne accettano disciplina e fedeltà assoluta. Sotto la guida di esperti statunitensi ed europei, Abbas introduce nuove regole, riduce le rivalità tra le varie articolazioni e dispensa promozioni sulla base dei risultati acquisiti rispettando i principi di "sicurezza e ordine".
Sin dall'inizio, gli USA gestiscono la riforma per addestrare e preparare le forze di sicurezza nella Striscia di Gaza, dopo il ritiro dell'esercito israeliano nell'agosto 2005. Anche l'Unione Europea fornisce un contributo addestrando la Polizia palestinese e indirizzando l'Autorità giudiziaria al rispetto dei diritti civili.
Dopo la vittoria di Hamas alle elezioni del gennaio 2006, il movimento islamico tenta di formare un Governo di unità nazionale insieme a Fatah che è il partito laico dipendente direttamente dall'ANP. Poiché Hamas è inserito dal 2003 da USA ed UE tra le organizzazioni terroristiche, le due istituzioni ritirano gli aiuti finora concessi per la riforma dell'apparato di sicurezza per evitare di sostenere un organizzazione inserita nella loro "black list".
Nel giugno dell'anno dopo, quando il movimento islamico Hamas espelle da Gaza Fatah e vi forma un Governo di opposizione, USA, Israele e Paesi europei riprendono i finanziamenti e l'invio di tecnologia all'ANP per completare la ristrutturazione della sicurezza.
Nonostante la pacificazione nell'aprile 2014 tra l'ANP e Hamas, rimangono le perplessità di Israele per l'annunciata formazione proprio di quel Governo di unità nazionale con esponenti di Fatah e Hamas già scongiurata in passato.
In questo contesto, l'orribile uccisione dei tre giovani studenti e l'ondata di sdegno che ha attraversato tutto il mondo ha agito da catalizzatore in una situazione già critica.
L'attacco israeliano a Gaza per disarmare la formazione terroristica è stato scandito dal quotidiano lancio di razzi da parte di Hamas e altri gruppi combattenti contro le città israeliane.
L'alto numero delle vittime anche civili nel conflitto apertosi nella prima settimana di luglio ha suscitato le reazioni di Nazioni Unite, USA, UE e Lega Araba per risolvere la crisi privilegiando un accordo tra le parti.
Il negoziato raggiunto su proposta dell'Egitto è stato accettato il 15 luglio da Israele, USA, Lega Araba e ANP, ma non da Hamas.
Il conflitto pertanto prosegue. Da una parte, Israele continua l'operazione militare a Gaza e dall'altra, Hamas e altri gruppi armati continuano a lanciare razzi contro le città israeliane.
L'auspicio della Comunità internazionale resta quello di evitare un altro focolaio di crisi in una regione, quella medio-orientale, già interessata dalle guerre civili in corso in Siria e Iraq e dalla instabilità in Libano e Iran.

You have no rights to post comments

Background Image

Header Color

:

Content Color

: