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Focus

SEXTING, UNA PRATICA SOCIALMENTE DIFFUSA

Inviare messaggi via smartphone ed internet corredati da immagini a sfondo sessuale sembra sia diventato di moda tra gli adolescenti tra i 12 e i 18 anni, che secondo i dati raccolti sull’argomento nel 2014, non considererebbero il sexting una pratica rischiosa, sottovalutandone le numerose implicazioni sotto diversi punti di vista. Il termine “sexting”, deriva dall’unione delle parole inglesi “sex” (sesso) e “texting” (pubblicare testo), infatti il fenomeno si riferisce alla pratica diffusa di inviare, ricevere o condividere testi, video e immagini inerenti la sessualità attraverso dispositivi di uso comune come gli smartphone (tramite invio di mms o condivisione tramite bluetooth) o attraverso siti, e-mail e chat.

Il dato preoccupante relativo la diffusione del fenomeno tra i più giovani, che nell’ultimo anno in termini percentuali è addirittura raddoppiato rispetto all’anno precedente, è che oltre il 75% degli adolescenti italiani non sa cosa sia il bullismo sessuale, il 60% ha più chiaro quando commette un atto di questo tipo che non quando lo subisce e le vittime di questi approcci sono maggiormente le ragazze.

In questo ambito un ruolo crescente è assunto dalle nuove tecnologie, infatti il 65% dei casi di bullismo sessuale avviene sui social network dove assume la connotazione di sexting. A tal proposito è opportuno evidenziare che il 60% dei giovani considera il sexting un gesto goliardico e non sempre riconosce il fenomeno come pericoloso sottovalutando la gravità del problema. Oltre a non essere consapevoli del fatto che le foto e i filmati possono arrivare a chiunque senza filtri o vincoli ed essere diffusi contro la propria volontà, i minori di diciotto anni spesso non sanno di produrre e scambiare materiale pedopornografico, commettendo un reato che può essere perseguito per legge.

Dalle ricerche effettuate sul campo emerge che le motivazioni principali che spingono i ragazzi ad inviare o postare le proprie foto, immagini o messaggi a sfondo sessuale sono prevalentemente per essere notati o ricevere attenzione, per flirtare o per divertirsi, per ricevere commenti positivi e farsi apprezzare dal partner. Il motivo per cui poi si decide di condividere un messaggi/immagini/foto a sfondo sessuale ricevuto da un altro è sempre per divertirsi, per dimostrare agli altri di essere “figo” e per esibire il proprio ascendente sugli altri.

Molto spesso alla base della leggerezza con cui i ragazzi si scambiano le proprie immagini o video è un atteggiamento di fiducia verso il destinatario senza pensare alle conseguenze di un’azione che potrebbe ritorcersi contro nel momento in cui per la fine di un rapporto o per ripicca quello stesso materiale potrebbe diventare un’arma a doppio taglio. Senza poi considerare che con un semplice click, foto e video possono essere condivisi sui social network ed il materiale pubblicato può rimanere in rete anche per molto tempo a disposizione di chiunque lascando tracce permanenti e indistruttibili. 

Le conseguenze di questo fenomeno possono ripercuotersi su un duplice livello, quello psicologico, della vittima coinvolta in atteggiamenti di presa in giro o denigratori e di immagine pubblica della persona interessata e i risultati sono spesso dannosi tanto da considerare il sexting uno degli aspetti del più ampio fenomeno del cyberbullismo.

Dai dati traspare inoltre che molti giovani mentono nel dichiarare la propria età su internet, quasi tutti (98%) hanno a disposizione un cellulare di ultima generazione che si collega ad internet, il 95% di loro ha un profilo Facebook ed il 95% utilizza WhatsApp. Un altro aspetto preoccupante è che il 70% dei ragazzi naviga senza il controllo dei genitori e solo il 10% di chi è stato vittima di episodi di cyber bullismo ha avuto il coraggio di parlarne con qualcuno. 

Una corretta informazione sul fenomeno e su come arginarlo deve interessare adulti in veste di genitori, docenti e ragazzi in un rapporto di collaborazione e fiducia reciproca. E’ importante informarsi, conoscere il problema e le sue implicazioni, parlarne e condividere le proprie perplessità anche attraverso piazze virtuali per creare una community aperta a tutti coloro che volessero parlare del problema, condividere le proprie paure e i propri dubbi prima che questi possano trasformarsi in esperienze indelebili di vita vissuta.

Lo staff URP MIUR

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