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Focus

CYBERBULLISMO: intervista al dott. TONIONI del Policlinico GEMELLI

Dai dati di una recente ricerca, si evidenzia come 4 minori su 10 sono testimoni di atti di bullismo on line verso i coetanei. Il bullismo on-line è percepito oggi come un pericolo tangibile più pericoloso della droga. A Roma presso il Policlinico Gemelli, martedì 25 febbraio è stato aperto il primo ambulatorio sul cyber bullismo. Al dott. Federico Tonioni, coordinatore dell’ambulatorio, che fa riferimento al day hospital di Psichiatria e Farmacodipendenze del Policlinico Gemelli, abbiamo rivolto alcune domande sull’iniziativa.

Perché la necessità di creare un ambulatorio per il Cyber bullismo?
L’ambulatorio, in continuità con l’altro, quello sulla dipendenza da internet nato nel 2009, intende dare risposte concrete a giovani e adulti che purtroppo soffrono questa patologia molto legata al diverso modo di vivere la relazionalità on-line da quella dal vivo.

Che cosa vuol dire relazionalità on-line e relazionalità dal vivo?
In tutti i rapporti relazionali, tra persone, esistono stati d’animo e sentimenti che il corpo esterna attraverso atteggiamenti e comportamenti. Quando viene meno “la presenza del corpo fisico”, il nostro corpo e la nostra mente si sentono più liberi e meno impacciati nel dare liberamente sfogo ad atteggiamenti che di persona dovrebbe soffocare. Alcuni atteggiamenti esasperati alimentano così situazioni e circostanze che spesso travalicano il normale.

Che tipo di atteggiamenti scattano in un cyber bullo?
Fenomeni come l’aggressività e il non controllo si esacerbano e questi, uniti all’elevato numero di spettatori – di diversa età – presenti nel web, rendono il persecutore, il cosiddetto cyber bullo, più forte. In definitiva quindi i fenomeni di cyber bullismo, quali essi siano, trovano terreno fertile là dove il persecutore non deve affrontare direttamente la vittima, ma lo fa semplicemente attraverso dei messaggi scritti, oppure mediato da una telecamera, ma soprattutto senza timore di dover gestire anche il proprio stato emotivo.

Si può allora parlare di “dimensione on-line”?
Certamene si. Ogni individuo, maggiormente i piccoli, cerca sempre una propria dimensione in cui dare forma visibile alle proprie fantasie. In adolescenza, queste sono tradotte in maniera esasperata e il web oggi costituisce proprio un ottimo ambiente. Addirittura il social network anonimo, per esempio, favorisce maggiormente questi atteggiamenti poiché gli istinti non sono contenuti.

Che cosa può scaturire dalla cosiddetta “dimensione on-line”?
Possono scaturire diverse forme di disagio tra cui ad esempio: Il suicidio, l’anoressia, la dipendenza e il cyberbullismo in cui il senso del limite non esiste e gli istinti vengono esagerati.

Siamo allora difronte a una nuova forma, con diverse implicazioni, di disagio adolescenziale?
Assolutamente si e tutto all’interno della “dimensione on-line”.

Secondo lei, come si può ovviare a tutto questo?
Con uno sforzo armonico e collettivo della società, a tutti i livelli, in cui si danno risposte forti e convincenti con esempi positivi. Soprattutto recuperando l’idea e il senso del limite. Un cattivo esempio viene da tutte quelle pubblicità apparentemente innocue, in cui i gestori di connettività internet esaltano la convenienza di tariffe e ore di connessione, ma nessuno si preoccupa di informare sui rischi e sui pericoli di un uso smisurato delle nuove tecnologie. Manca cioè un piano di alfabetizzazione sulla sicurezza del web.

Come pensate di affrontare la cosa con l’ambulatorio e con il Policlinico Gemelli?
Da parte dell’ambulatorio e del Policlinico c’è da molto tempo interesse allo studio, alla prevenzione e alla cura psicologica dei giovani vittime di cyber bullismo proprio nel nostro ambulatorio. Inoltre stiamo firmando in queste ore un protocollo d’intesa con l’Associazione Nazionale dei Presidi del Lazio (ANP-Lazio) perché insieme con esperti di sicurezza informatica si possa fare informazione, prevenzione e educazione nelle scuole di ogni ordine e grado. Attraverso i ragazzi, inoltre, si cercherà di coinvolgere anche le famiglie. E’ un esperimento che cercherà di coinvolgere la scuola per intero, docenti e studenti, per arrivare nelle famiglie ma anche tra la gente.

Alfonso Benevento

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