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Focus

DISCORSO MINISTRO GIANNINI - 8 marzo 2014

Signor Presidente,

Gentili ministri, Autorità, parlamentari, care studentesse e cari studenti
oggi è una giornata solenne e importante per il nostro Paese e per la nostra società.
E in virtù di questa innegabile rilevanza vorrei aprire il mio intervento con una breve
nota storica.
La cultura occidentale si è aperta con un capitolo letterario di magistrale tragicità.
Eschilo nelle Supplici ci racconta il primo atto di violenza istituzionale contro un
gruppo di donne: le cinquanta figlie di Danao che scappano in Argolide dall’Egitto
per sfuggire al matrimonio loro imposto con i cinquanta cugini. Siamo nel 463 a.C.
nel Mediterraneo orientale.
Le Danaidi, come ricorderete, subiranno il matrimonio, salvo poi diventare loro
stesse assassine dei loro mariti nella prima notte di nozze, con l’eccezione di
Ipermestra che disobbedisce al padre e salva il suo sposo Linceo.
Una prima, modernissima rappresentazione, quella di Eschilo, della complessità
delle relazioni di genere e dell’eterno conflitto fra valori universali e convenzioni
politiche contingenti.
Sul ruolo delle donne, l’umanità da allora ha poi compiuto avanzamenti e passi
indietro segnando notevoli differenze tra vari popoli e culture ma scontando, anche
nel nostro Paese, inconcepibili ritardi.
Di certo, nel corso degli ultimi decenni la Comunità internazionale ha espresso una
crescente sensibilità sul tema del contrasto alla violenza sulle donne : con la
Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione di genere (1979); con
la Dichiarazione delle Nazioni Unite sull’eliminazione della violenza contro le donne
(1993) e da ultimo con la Convenzione di Istanbul (2011).
Perché è evidente a tutti, o perlomeno dovrebbe esserlo, che libertà e uguaglianza
devono procedere di pari passo.
Lo sforzo normativo c’è stato, il nostro Paese ha fatto la sua parte. Ma la violenza
è rimasta. Nel 2012 sono state 124 le donne uccise in Italia. Un dato di per sé
inaccettabile che al contempo rappresenta solo la punta di un iceberg.
Dunque, la “questione femminile” va affrontata soprattutto da un punto di vista
culturale: con una piena riappropriazione di un ruolo paritario della donna nella
società e con un maggior rispetto per l’immagine femminile.
Tutti devono fare la loro parte anche se non tutti in realtà lo stanno facendo.
***
Con questo spirito, la Giornata mondiale delle Donne rappresenta un necessario
momento di riflessione che tuttavia deve andare oltre le celebrazioni ufficiali o le
manifestazioni ad essa dedicate. Nel nostro Paese, la “questione femminile” è
ancora una questione irrisolta, direi una questione ‘nazionale’.
Risolvere questa questione significa: più donne al lavoro, più donne nei ruoli di
vertice, più mamme serene in casa e realizzate fuori, più giovani donne ambiziose,
che sappiano e vogliano osare.
Insomma per tutte le donne italiane vogliamo i diritti e i doveri della vera
uguaglianza.
Perchè anche in Italia In Italia le donne sono più numerose e in media più qualificate
degli uomini, ma il mercato del lavoro non se n’è accorto e ne scoraggia
l'inserimento e l'avanzamento in carriera. Per una donna è difficile entrare e ancor
più difficile superare gli ostacoli: salari più bassi, maggiore precarietà, difficilie
conciliazione dei tempi tra casa, figli e lavoro, minore indipendenza economica.
E’ quindi nella scuola il luogo elettivo dove si creano le premesse per una vera
sensibilità, per una scelta consapevole. Ed è nella funzione educativa della scuola
la chiave per arrivare a un vero e pieno accesso alle opportunità di crescita e di
lavoro.
Il mondo della Scuola italiana aderisce convintamente alla “Giornata
Internazionale della Donna” con il pieno coinvolgimento delle studentesse e degli
studenti oltre che dei loro appassionati insegnanti che qui ringrazio.
Grazie ai docenti anche quest’anno le scuole partecipano al concorso “Donne per
le Donne”, un’iniziativa sulle pari opportunità, organizzato di concerto tra il nostro
Ministero e la Presidenza della Repubblica. Oggi abbiamo consegnato i premi. E gli
elaborati dei vincitori sono esposti nella galleria dei busti che mi auguro avrete la
possibilità di vedere e apprezzare.
Oggi sono qui, davanti a voi, nel ruolo di ministro della Repubblica. Svolgo il mio
compito in una ‘squadra’ che per la prima volta nella storia repubblicana è composta
da una adeguata rappresentanza femminile. Otto ministri donna sono un segno
tangibile di presenza di genere e una scelta politica chiara e lungimirante. Per questo
sento il bisogno di ringraziare il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e il
Presidente del Consiglio, Matteo Renzi che hanno assunto una decisione politica che
non è soltanto una questione numerica.
Io credo che il rispetto, l'autonomia e la dignità siano alla base di una società civile che
genera sviluppo e crescita umana, culturale ed economica. Ed è questa l'Italia che
vogliamo.

Grazie a tutti.

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