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Focus

INTERVISTA AL PROF. GAMALERI. Internet: "rischio cyberbullismo in periferia"

Prof. Gamaleri, ieri è stato pubblicato il codice di autoregolamentazione sul cyberbullismo. Nel testo si parla di: “ tendenza dei giovani a sviluppare, attraverso l’uso dei nuovi media, una socialità aggressiva che può sfociare in episodi di cyberbullismo”. Lei cosa pensa?

I giovani tendono a vivere in un proprio universo, che io definisco un universo 2 fortemente distinto da quello degli adulti universo 1. Il fossato tra le generazioni invece di assottigliarsi, grazie alle tecnologie della comunicazione, oggi tende ad ampliarsi molto più che nel passato. Le ragioni sono complesse, ma fondamentalmente tre: la dominabilità delle tecnologie da parte dei giovani, la “prossimità” degli strumenti e la caratteristica o l’illusione dell’anonimato. E’ ovvio che in questa dinamica, il potente stimolo alla realizzazione e all’affermazione di sé porti facilmente al confronto con i coetanei e, spesso anche alla competizione e persino alla denigrazione: “Più mi sento forte, più sono tentato di dimostrarlo nei confronti dei più deboli attraverso quegli stessi media con cui chatto dalla mattina alla sera, con cui ho una familiarità che, grazie all’universo 2 sfugge al controllo degli adulti…”. “Libero i miei freni inibitori in un terreno, in uno spazio che appartiene solo a me o solo a noi…”

Il cyberbullismo è diffuso un po’ in tutta Italia, o viceversa è più un fenomeno da grandi aree metropolitane? In quest’ultimo caso, ne risentono di più i quartieri periferici?

Forse nelle borgate può manifestarsi in modo più esplicito e brutale, dato l’ambiente più violento in cui si vive. Ma credo che il cyberbullismo sia una prerogativa diffusa e forse anche più artefatta presso le classi evolute. Se non altro perché più dotate di mezzi espressivi.

Quali sono le radici di un problema sociologico di questo genere?

Quello che comunemente è definito: gruppo-branco. Il cyberbullismo, infatti, è fortemente estremizzato quando si passa dall’individualità al gruppo. Il singolo quando riesce a raccogliere intorno a se il gruppo, il branco appunto, si sente da questo protetto e difeso. E’ proprio il gruppo-branco che amplifica la realizzazione del leader a scapito di chi non l’ha, il quale perde per via dell’omologazione anche la propria libertà di pensiero e di comportamento.

Che ruolo ha la scuola in questo senso, è giusto che educhi i ragazzi alla conoscenza di questo problema?

La scuola, poiché è un luogo di unione, crea massa critica e procede verso la strada della conoscenza e della realizzazione dell’individuo. La massa critica, è noto, può favorire l’insorgere del branco. Tutti gli educatori, sia gli insegnanti sia le famiglie, hanno la responsabilità a motivare il singolo e a combattere l’insorgere del gruppo. I genitori, nell’esercizio del proprio mestiere, hanno lo stimolo a esasperare. Gli educatori, quindi, devono svolgere un ruolo positivo cercando di instillare da dentro gli anticorpi. E proprio nelle scuole che si sviluppano le dinamiche dei gruppi. Altresì, dinamiche nascoste si liberano con le nuove tecnologie e, che la scuola stessa non può regolare poiché c’è uno strumento che sfugge anche alle scuole. Il ruolo degli educatori in genere (docenti e genitori) è fondamentale per portare a conoscenza di questi temi i ragazzi.

Nello stesso codice si parla di promuovere tra le nuove generazioni un uso positivo della Rete. L’URP del Ministero dell’Istruzione ha creato i due social network tematici (www.webimparoweb.eu; www.ilsocial.eu) che diversificati per fasce d’età, cercano di educare i giovani ad un uso consapevole dei social network. Gli insegnanti e le famiglie come possono accogliere questo tipo d’iniziativa?

E’ certamente una buona iniziativa. Occorre che i giovani superino la diffidenza di un “prodotto che viene dall’alto” e che non è stato prodotto da se. Il successo nell’iniziativa ci sarà nel momento in cui i giovani si sentono coinvolti attivamente nella gestione comune di questo tipo d’iniziativa. I giovani odiano i padri-paternalismi, è molto difficile poter entrare nel loro universo 2, il dibattito con gli adulti diventa importante quando quest’ultimi riescono ad andare verso i primi, ma non il viceversa come succedeva un tempo. Gli stimoli positivi per i giovani si creano, quando questi si sentono parte attiva nella produzione.

Un altro problema molto serio è quello della ludopatia ed in particolare della ludopatia minorile. In città come Roma sono fenomeni molto sviluppati. Che chiave di lettura da lei oggi anche su questo tema?

Anche il tema della ludopatia è oggi un tema molto sentito e trasversale che interessa, purtroppo, diversi attori sia tra i giovani che tra gli adulti. Proviene da una devianza di gestione del tempo libero. In questo particolare momento di crisi, poi, prevale il senso di giocare il tutto per tutto nella speranza di far fortuna. Dimostra tanta debolezza dell’individuo. In America e in Inghilterra i due fenomeni del cyberbullismo e della ludopatia sono molto studiati. Qui da noi, in Italia, ad esempio alcune Università investigano sulle espressioni di questo tipo di debolezza. Il prof. Becchetti di Tor Vergata sul piano economico sta conducendo studi in questo senso, la Uninettuno sta invece compiendo una ricerca sul piano sociologico psicologico e semiotico. Penso che i risultati saranno di grande utilità per tutti.

A suo giudizio si fa sufficiente informazione e prevenzione sulla ludopatia?

Soprattutto nel mondo del volontariato esiste molta buona volontà ed attenzione al tema della ludopatia. Basti pensare all’opera meritevole della Caritas e del Ceis di Don Picchi ad esempio. Queste due associazioni si rivolgono non soltanto alla manifesta povertà materiale extracomunitaria; ma anche alla caduta etica e morale della fiducia in se stessi, che esige terapie di gruppo per la terapia al gruppo, proprio come avviene nel caso della droga. D’informazione se ne fa tanta, ma poi spesso troviamo la contraddizione della pubblicità ingannevole che inframmezza interessanti dibattiti o trasmissioni televisive sul problema. Non basta poi concludere lo spot con la conpiacente frase di giocare con prudenza.

Quanta consapevolezza c’è negli adulti su questi temi? Cosa la nostra società dovrebbe fare per aiutare chi sta ormai nella spirale dell’uno piuttosto che dell’altro problema?

La consapevolezza è diffusa. Con l’informazione si colpiscono poi il senso e la coscienza di ognuno. Oggi dopo la molla satanica della droga, anche il cyberbullismo e la ludopatia sono diventati temi percepiti dall’opinione comune. C’è da dire che in questi ultimi casi si è molta abbassata la soglia per cui si ricatta e si rapina anche per pochi spicci o per un pizzico di notorietà. Occorre investire molto in ricerca, informazione ma soprattutto in ascolto. E’ obbligo degli adulti ascoltare attentamente le domande che vengono dal mondo giovanile. Concludo con le parole di Papa Francesco, ovvero ridiamo senso a: “Perdono; Tenerezza; Dare fiducia e non stancarsi mai di riprendere il cammino”.

www.romasociale.com   10/01/2014

 A cura di Alfonso Benevento

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