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Focus

Intervista al prof. Gianpiero Gamaleri

Intervista al prof. Giampiero GAMALERI

di Alfonso Benevento

 

D: Cosa pensa di webimparoweb.eu e di ilsocial.eu social  tematici pensati, dal Ministero dell’Istruzione, il primo per i bambini under 13 ed il secondo per i ragazzi over 14?

La maggior parte delle informazioni che arrivano ai ragazzi dalla prima infanzia ed oltre passano attraverso il web. Apprezzabile e doveroso che il MIUR abbia pensato un luogo virtuale  cui possano fare riferimento, da cui possano ricavare indicazioni ed in cui possano anche esprimersi.

D: Ritiene che il social possa essere utile per gli studenti? Cosa consiglia ai docenti interessati al suo utilizzo per coinvolgere maggiormente gli studenti?

Oggi assistiamo ad un paradosso: più si intensifica la comunicazione più si allarga il fossato tra le  generazioni. Questa tendenza investe prepotentemente sia l’ambito familiare sia la scuola dove gli insegnanti ovviamente si trovano nella condizione di essere seguiti - e non sempre - quando impartiscono degli insegnamenti ma spesso profondamente estranei al flusso vitale in cui “nuotano” i loro allievi. Occorre quindi trovare le più idonee modalità di dialogo. Un dialogo che purtroppo si apre quando si arriva a punti estremi, come nel caso delle baby-squillo, ma che è pressoché assente nell’ordinarietà della vita. Intendiamoci: questa diffidenza c’è sempre stata ma oggi è particolarmente accentuata come se si vivesse in mondi paralleli. Una strada sicuramente da percorrere alla ricerca di un incontro è data dal praticare gli stessi linguaggi. “Il mezzo è il messaggio” diceva McLuhan. Credo che questo slogan possa oggi essere utile come chiave di relazione tra docenti e discenti, proprio il fatto di praticare gli stessi mezzi, cioè attraverso i social network. Essi rappresentano un mondo congeniale ai nativi digitali, ai nostri ragazzi e deve diventare un mondo conosciuto e praticato anche dagli insegnanti e dai genitori. E’ significativo che persino il Papa ai serva di Twitter, anzi dobbiamo dare atto a Benedetto XVI di aver inaugurato questo canale espressivo con l’iniziativa Pope4You.

D: Da recenti sondaggi, non solo nazionali, si scopre che i ragazzi si allontanano dai tradizionali social generalisti per quelli più specifici e tematici. Secondo lei perché?

Mi pare un’evoluzione naturale perché, inoltrandosi nei linguaggi dei social, i giovani vanno inevitabilmente alla caccia dei temi e più in generale degli “incontri” che sono più specifici. In questo percorso, come in tutte le esperienze della vita, ci sono ai capi opposti due tipi di contatto. Il primo consiste nella ricerca – dico una parola grossa – della “felicità” che è la grande aspirazione degli uomini e delle donne ma particolarmente dei giovani e quindi il contatto con ciò che ci fa crescere: per esempio la bellezza, la conoscenza, certe abilità etc. Al capo opposto – dobbiamo renderci conto – c’è la curiosità morbosa, l’incontro trasgressivo, l’orientamento edonistico, la ricerca del successo, del vantaggio economico, ecc. Non stupisce perciò che proprio in questi giorni il presidente Obama, subito seguito dal premier inglese Cameron, abbia lanciato un allarme pornografia nei confronti della grande rete web e che dentro Google si stia valutando la possibilità di oscurare certi siti. In questa dicotomia tra valore e disvalore gli educatori, insegnanti, genitori ed altri non possano rimanere indifferenti ed assenti, devono trovare quel difficile equilibrio tra la valorizzazione della libertà dei ragazzi ed un controllo non censorio sui contenuti. Ovviamente anche le istituzioni non possono rimanere assenti. Non ci può certo stupire il fenomeno attuale delle baby squillo se non siamo attenti ai messaggi che hanno alimentato quei comportamenti.

D: Può, secondo lei, un social tematico essere anche uno strumento didattico interattivo?

La risposta è semplice, non solo può ma deve essere interattivo perché l’interattività appartiene alla sua natura ed è la grande opportunità attraverso cui i ragazzi possono guadagnare una loro presenza originale ed appassionarsi non solo alle varie discipline ma anche e soprattutto ai grandi quesiti che pone il mondo d’oggi.

D: Cosa consiglia ai genitori sull’uso dei social ai più piccoli? Quali sono secondo lei i giusti termini di utilizzo?

Credo che la parola chiave, soprattutto nei confronti dei i più piccoli sia la parola “affiancamento” nel senso etimologico del termine. Occorre stare al loro fianco, essere vicino a loro nell’utilizzo di questi mondi e nella ricerca del significato dei messaggi che questi canali veicolano. Questo “stare a fianco” attenua anche la diffidenza che gli adulti hanno per questi media. Mentre genitori e insegnanti suggeriranno i principi cui i nostri ragazzi debbono riferirsi – giustizia, tolleranza, cultura, bellezza, ecc. – apprenderanno da loro come padroneggiare tecnologie con cui non hanno dimestichezza. Insomma: un arricchimento reciproco fatto in spirito di crescita e di umiltà.

Gianpiero Gamaleri è preside della Facoltà di Scienze della comunicazione presso l’Università Telematica Internazionale Uninettuno con la qualifica di professore ordinario di “Sociologia dei processi culturali e comunicativi”. Giornalista professionista e Direttore del Master in Global Journalism, è stato Consigliere di amministrazione della Rai ed è attualmente membro del Consiglio di Amministrazione del Centro Televisivo Vaticano. Ha pubblicato recentemente il libro “La nuova galassia McLuhan. Vivere l’implosione del pianeta”, Edizioni Armando, Roma 2013.

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